Gen 15, 2026 | Uncategorized

LA SCURE PENALE DEL DECRETO SICUREZZA SUI BLOCCHI PER GAZA

Lilia Vigo

Lilia Vigo

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Suona come una vendetta a scoppio ritardato, il piatto della repressione consumato freddo: sono arrivate le prime denunce per gli attivisti che lo scorso 3 ottobre, in occasione dello sciopero generale e generalizzato a sostegno della Global Sumud Flotilla e di Gaza sono scesi in piazza per bloccare strade e stazioni.

I primi a farne le spese si trovano a Massa: in trentasette hanno ricevuto nelle scorse ore un avviso di chiusura indagini. «Agendo in concorso tra loro – si legge nelle carte della procura – in esecuzione di un medesimo criminoso, causavano l’interruzione del pubblico trasporto ferroviario». Si tratta della fattispecie prevista dal decreto sicurezza emanato lo scorso giugno, bypassando ogni dialettica parlamentare e ignorando gli appelli dei giuristi e le proteste della società civile.

Le persone sotto inchiesta sono tutte riconducibili a organizzazioni politiche e sociali, a sindacati e gruppi di base, sembrano scelte per comporre un campionario della variegata coalizione che quel giorno invase la strada della città toscana. Quella mattina, infatti, un corteo studentesco molto grosso si unì alla piazza convocata dai sindacati Cgil e Usb. Il percorso della manifestazione deviò spontaneamente verso la stazione ferroviaria per praticare il blocco della circolazione, in ossequio alla parola d’ordine «blocchiamo tutto» che era stata lanciata in tutto il paese in reazione all’aggressione alla Flotilla compiuta in violazione de diritto internazionale. In prima fila, assieme ad altri, c’era anche Nicola Del Vecchio, segretario della Cgil locale. Domani alle 19, il Presidio permanente per la Palestina convoca tutti in via Galilei, sempre a Massa.

Ieri il sindacato ha convocato un’assemblea alla Cgil di Carrara. «È anche l’occasione per un primo incontro con i legali – spiega Del Vecchio – E per concordare insieme quali azioni democratiche adottare, perché non possiamo e non vogliamo restare in silenzio di fronte a questa ingiustizia. Non è una battaglia solo in nostra difesa ma è soprattutto la battaglia in difesa del diritto costituzionale che sancisce la libertà di manifestare». In molti ricordano che quel giorno il blocco fu più che altro simbolico, anche se a molti studenti è stata comminata la multa vessatoria per «attraversamento dei binari»: il traffico ferroviario era già fermo essendo bloccate anche le stazioni di Genova e Pisa. «Hanno scelto di denunciare le persone più in vista di ogni organizzazione per dare un segnale – afferma Marco Rovelli, scrittore e insegnante che si trova tra gli indagati – Si tratta evidentemente del fatto che il governo intende gestire il dissenso attraverso il codice penale».

Dalla riunione di ieri è emersa una strategia difensiva che assume caratteri politici e che potrebbe diventare una vera e propria campagna nazionale se altre notifiche di indagine dovessero arrivare in questi giorni: l’idea è chiedere che i magistrati sollevino la questione di legittimità costituzionale della norma che inasprisce le pene per i reati di blocco alla circolazione. «Con le modifiche del decreto sicurezza – spiega ad esempio Paola Bevere, che fa parte di una rete di avvocati che si occupano di reati legati al conflitto sociale – Adesso si rischia la reclusione fino a un mese o la multa fino a 300 euro. E la pena è della reclusione da sei mesi a due anni se il fatto è commesso da più persone riunite. Prima c’era una sanzione amministrativa».

Il caso di Massa non è isolato. A Taranto, e sempre per le giornate di mobilitazione in difesa della Flotilla, 28 persone sono sotto indagine per il medesimo reato di blocco ferroviario. Anche in questo caso si colpisce nel mucchio per intimorire e anche in questo caso il gesto, oltre che totalmente nonviolento, era del tutto simbolico, visto che concretamente nessun treno venne fermato: la linea era già ferma. «L’uso di questa forme di repressione pare finalizzato a frammentare e spezzare il movimento in solidarietà per la Palestina» commentano dal Coordinamento Taranto per la Palestina.

Lilia Vigo

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