di Marcella Mauthe
I file pubblicati negli Stati Uniti mostrano con sufficiente chiarezza che Jeffrey Epstein era al servizio del Mossad.
Il suo lavoro, com’è noto, consisteva nel fare dossieraggio della classe dirigente americana, ai cui esponenti offriva serate e weekend all’insegna di pedofilia, stupri, prostituzione minorile.
Appurato questo aspetto, basta fare due più due per trarre le conclusioni, vale a dire che questi dossier sono stati e sono tutt’ora utilizzati da Tel Aviv per minacciare e tenere sotto scacco le élites americane, a partire dagli uomini di governo per arrivare ai big della finanza e dell’high-tech.
In altre parole, da decenni uno stato genocida detta l’agenda della principale potenza militare mondiale usando come strumento di ricatto documenti, foto e video di abusi sessuali su minori.
Ce ne sarebbe abbastanza per far scoppiare un putiferio su scala internazionale, ma trattandosi di Israele vige la consegna del silenzio, o almeno della minimizzazione.
Attività in cui, come sempre, eccelle la stampa italiana: segnalo ad esempio che per il “Corriere della sera” alla base di tutta la vicenda ci sarebbero dei sordidi e imprecisati maneggi russi. Insomma, “ha stato Pooteen!”
Dopo qualche giorno di sbandamento dovuto all’enormità delle notizie, tutta la stampa mainstream occidentale ha finalmente trovato la linea: Jeffrey Epstein, ebreo sionista americano legato a filo doppio a personalità e apparati israeliani, era in realtà una spia del KGB (che non esiste più da 35 anni).
Non solo il mondo è governato da un’élite di pedofili stupratori al servizio di Israele, ma la loro propaganda – la mitologica “libera stampa” – ci prende pure per scemi.
Ma cosa aspettiamo a insorgere?
Fonte: pagina Facebook di Marcella Mauthe, 5 febbraio 2026


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