di Francesco Dall’Aglio

All’improvviso, in un giorno del quarto anno di guerra, Kaja Kallas (che, ricordo, non è l’addetta alla bouvette del Parlamento Europeo ma l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza) scoprì il significato di due espressioni che aveva sentito qualche volta, ma a cui non aveva mai dato troppa importanza: “dominio dell’escalation” e “guerra di attrito”.
Gli attacchi di stanotte hanno infatti chiarito ulteriormente, se mai ce ne fosse bisogno, che il dominio dell’escalation ce l’ha la Russia e che la guerra che sta imponendo all’avversario è una guerra di attrito (che prevede ovviamente il dominio o almeno la parità dell’escalation, altrimenti c’è ben poco attrito da esercitare).
Quello che l’ha chiarito non è però, come si potrebbe facilmente pensare, l’utilizzo dell’Oreshnik (che essenzialmente è un lavandino tirato dalla termosfera – vabbè, più lavandini, è a testata multipla, e certo un lavandino che ti cade in testa dalla termosfera fa parecchio male per tutta una serie di questioni fisiche), ma l’attacco alle centrali elettriche che servono Kiev e che dopo stanotte sono al collasso. Il sindaco Vitalij Klyčko ha esortato chi può a lasciare la città, perché mezza città è senza luce e riscaldamento, senza contare i problemi idrici che devono essere risolti in via prioritaria (l’acqua dal Dnepr non viene immessa direttamente negli impianti, viene prima pompata e trattata, per cui se le pompe non funzionano l’acqua già pompata resta nei serbatoi con rischi igienici notevoli).
Si è trattato certamente di un attacco massiccio, ma la situazione è precipitata stanotte perché nei mesi precedenti ci sono stati molti altri attacchi che hanno progressivamente eroso e rovinato la rete, distruggendo le sottostazioni e le linee di riserva.
La Russia ha il dominio dell’escalation e impone una guerra di attrito. Perché questo è il senso di una guerra di attrito: i progressi non sono lineari, ma una volta raggiunto il punto di rottura accelerano in maniera drammatica, come appunto sta succedendo a Kiev.
Vorrei sapere chi ha mai potuto pensare che fosse possibile, attaccando solo con i droni, “lasciare Mosca al buio” o “lasciare la Russia senza benzina”, come si è ripetuto per buona parte dell’estate, senza considerare i due fattori che alla nostra Kallas sono venuti in mente oggi. Fattori che sono evidenti, nonostante le scemenze che ci siamo entusiasticamente raccontati, fin dal primo giorno del conflitto.
Fonte: pagina Facebook di Francesco Dall’Aglio, sabato 10 gennaio 2026

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