Gen 2, 2026 | Articoli, In evidenza

LA PRESENZA DI NAVI RUSSE NEI CARAIBI RIVELA IL TRAMONTO DELL’ORDINE UNIPOLARE.ORIGINI DEL CONFLITTO IN UCRAINA

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Quando navi da guerra russe sono apparse davanti alle coste del Venezuela, a Washington la reazione è stata immediata: provocazione, minaccia, destabilizzazione. Ma ciò che stava accadendo non era un atto di aggressione, bensì una risposta a decenni di decisioni accumulate.

Per oltre due secoli, gli Stati Uniti hanno dato per scontato che l’emisfero occidentale fosse la loro sfera esclusiva di influenza: la Dottrina Monroe. Questa convinzione ha retto non perché fosse giusta, ma perché sostenuta da un potere reale. La presenza navale russa nei Caraibi ha mostrato, senza proclami né scontri diretti, che quella certezza non regge più.

Dopo il 1991, Washington ha interpretato la fine dell’Unione Sovietica non come una fase storica fragile e temporanea, ma come un destino permanente. Da qui è nata l’illusione della “fine della storia”: l’idea che non esistessero più rivali strutturali e che il mondo dovesse semplicemente adattarsi al modello occidentale. In questo clima, si è scelta l’espansione della NATO e della propria sfera di influenza, ignorando gli avvertimenti di chi conosceva la psicologia strategica russa e sottovalutando il peso dell’umiliazione accumulata.

In politica internazionale, l’umiliazione non scompare: si trasforma in risorsa. La crisi russa degli anni Novanta fu letta come consenso, non come avvertimento. Il punto di rottura arrivò quando l’espansione occidentale divenne inequivocabile, soprattutto con l’Ucraina, percepita da Mosca come una linea rossa storica e strategica.

Una logica simile è stata applicata anche in America Latina. Il Venezuela non è stato punito per una minaccia militare, ma per aver rivendicato autonomia economica e politica. Sanzioni sempre più dure e tentativi di destabilizzazione non hanno però prodotto il collasso atteso, ma hanno spinto il Paese a cercare alleanze alternative.

La Russia non è arrivata in Venezuela per ideologia, ma per opportunità: un vuoto strategico creato da altri. La cooperazione energetica, tecnica e militare si è sviluppata gradualmente, fino a rendere visibile un messaggio semplice: l’emisfero occidentale non è più uno spazio chiuso.

Gli Stati Uniti mantengono una presenza militare globale senza precedenti, ma considerano provocazione ciò che altri fanno in misura infinitamente minore. Questo doppio standard è sempre più evidente e sempre meno credibile.

Ciò che stiamo osservando non è la nascita improvvisa di nuovi nemici, ma il risultato prevedibile della sovraestensione imperiale. La coercizione genera resistenza, e la resistenza trova alleati. Gli imperi non cadono perché sconfitti dall’esterno, ma perché confondono una fase di vantaggio con una legge eterna.

Le navi russe davanti al Venezuela non annunciano un nuovo impero, ma la fine dell’illusione che uno solo possa governare il mondo senza conseguenze.

Gianīs Varoufakīs, già ministro delle finanze greco e promotore del Movimento per la democrazia in Europa 2025 (DiEM25)

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