Gen 11, 2026 | Articoli, In evidenza

CONSIDERAZIONI ORIGINATE DALLA TESI DI BRANCACCIO SULLA GUERRA CAPITALISTA

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Emiliano Brancaccio è un economista che ragiona con un metodo chiaro e distinto.
Questo è un pregio indiscusso e anche la sua idea fondamentale che tutto l’apparente caos attuale sia da spiegare riconducendolo alla crisi del capitalismo USA, che è la crisi del capitalismo in Occidente, è del tutto condivisibile.

Ragionare in modo chiaro e distinto ha anche il pregio di far vedere senza filtri ideologici dove stia l’errore del suo ragionamento.

La risposta che gli USA di Biden e dei suoi predecessori dem-con hanno dato alla crisi del capitalismo USA era la guerra, e la guerra divenne esplicitamente consustanziale al capitalismo occidentale.
Ha avuto il suo epicentro in Europa perché gli USA temevano sopra ogni cosa un avvicinamento dell’Europa, in particolare della Germania, alla Russia.
Sotto questo profilo l’azione americana ho avuto successo. La rottura dell’Europa con la Russia è riuscita ed è ancora in atto.

Qui si manifesta, a mio avviso, un errore di Brancaccio.
La Russia reagì quando comprese che la politica USA aveva fatto breccia in Europa e si profilava non solo la sua espulsione dalle relazioni economiche con l’Occidente, ma anche il suo accerchiamento militare con l’ Ucraina nella Nato e in posizione aggressiva nel Donbass.

I dem-con persero le elezioni e Trump mostrò di avere la stessa consapevolezza di Biden della crisi del capitalismo USA, ma decise di affrontarlo con un’altra strategia: il ritiro dal posizionamento geo politico caratteristico dei
tempi dell’unilateralismo USA.
Contemporaneamente Trump ha deciso, come è scritto nella nuova strategia di difesa USA, di spostare tutto il suo interesse sull’intero continente americano.

Non è stata dunque questa decisione del ritiro o disimpegno militare degli Usa dallo scenario ucraino a invogliare l’espansionismo russo, come sbagliando dice Brancaccio, traducendo tutto in un conflitto tra imperialismi, ma semmai quel disimpegno trumpiano ha suggerito una condotta militare russa assai prudente e assai poco “espansionistica”, per così dire: cioè una chiara determinazione degli obiettivi e dei limiti dell’intervento militare speciale russo, una conduzione della guerra da parte della Russia cauta, lenta e attenta a non far diminuire il disimpegno USA.

Trump oggi pensa ad un mondo oligo-polare e con l’ operazione in Venezuela manda un forte segnale ai BRICS di considerare inaccettabile ogni loro presenza nell’ intero continente americano, di porre limiti invalicabili a qualsiasi idea di scambi economici regolati dalla predominanza della sola efficienza economica e scientifica, di escludere ogni possibile indebolimento del dollaro rispetto alla sua posizione di dominio del mercato del petrolio.

Per Trump l’Europa lo seguirà, non per l’ombrello militare USA, ma facendo crescere la forza politica delle formazioni politiche europee che accolgono la sua politica MAGA trasformata in MEGA.

Sarebbe un errore nobile, di tipo berlingueriano, il pensare che si possa tagliare l’erba sotto gli zoccoli del bisonte USA senza che lui se ne accorga.

Da questo momento i BRICS dovranno porsi il problema, per loro non facile, che in tempi di capitalismo l’economia è la politica e la politica è un modo per difendere, anche con la deterrenza, l’ espansione degli scambi tra pari dalla brutale utilizzazione delle armi.

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