di Marco Travaglio

Come può essere credibile una “casta” giornalistica sempre perfettamente allineata con la “casta” che ci (s)governa, tanto in Italia che in Europa, specie sulla questione cruciale della guerra, e specie della guerra contro la Russia per interposta Ucraina?
Una “casta” che infatti ci propina quotidianamente, da anni, tutto e il contrario di tutto, a dispetto della verosimiglianza, della logica, del buon senso?
E tutto rigorosamente a senso unico? E non solo sulle “opinioni”, ma anche sui “fatti”?
Sicché una Russia dipinta fino a ieri come pezzente e quindi facilmente battibile dai più ricchi più forti più civili occidentali può diventare improvvisamente e minacciosamente inarginabile, a meno che ( e qui sta il trucco) non si scuciano con la massima urgenza, a quel marciume del regime di Kiev corrotto fino al midollo, altri “cento miliardi l’anno per la gestione militare e civile”, da parte di una Ue tanto più arcigna e austera con le sue classi disagiate quanto più votata alla guerra contro la Russia come sua unica ragione di esistenza anzi di sopravvivenza?
Oggi è Federico Fubini, a incarnare emblematicamente – per la penna irridente di Travaglio (e come potrebbe non essere irridente di fronte a una propaganda così
smaccata?) – questa tipologia macchiettistica di giornalisti che azionano automaticamente il “doppio standard” su ogni cosa, perfino sulla nebbia!
Come passa il tempo.
Sembra ieri che a fine maggio Federico Fubini del Corriere rivelava a Otto e mezzo:
“Non è vero che l’Ucraina sta perdendo”, anzi:
“I russi non hanno più i mezzi corazzati, fanno gli assalti coi motorini, mandano i muli nelle retrovie” e reclutano “homeless, tutti alcolizzati, in Jacuzia”.
La vittoria era scontata, tantopiù che il Corriere e le altre gazzette atlantiste annunciavano ogni giorno il default russo, l’isolamento planetario di Putin (peraltro morente) e la disperazione delle truppe: “non reggono l’inverno”, combattono “senza calzini”, “senza divise”, “senza razzi”, “senza missili”, “con le pale del 1869”, “usano le dita come baionette” e rubano i chip dei carri armati “da lavatrici, freezer e tiralatte elettrici”. Senza contare che i soldati ucraini sono immortali, mentre i russi cadono come mosche: “400 mila perdite circa per ogni 1% di territorio conquistato”
(avendo preso il 13% di Ucraina in aggiunta al 7% che già controllavano, i caduti russi sarebbero 5,2 milioni), il che fa del 2025 “l’anno più nero dell’esercito russo con 80 mila morti” (Fubini dieci giorni fa, mentre per Gentiloni i russi uccisi sono “oltre 200 mila solo quest’anno per guadagnare qualche km”: chi offre di più?).
Quindi attendevamo ad horas la resa di Putin. Invece ieri è arrivato uno straziante grido di dolore di Fubini:
c’è “il rischio che Putin dilaghi”.
Ma come: coi chip dei tiralatte, le dita, le pale del 1869, i muli e i clochard jacuzi ubriachi sui motorini? E proprio ora che inizia l’inverno, freddolosi come sono i russi? Va’ a sapere. Dalla disfatta di Putin al “rischio che Mosca guadagni il controllo politico e militare dell’Ucraina e inizi a premere anche di più” sull’Ue con “un esercito di almeno 2 milioni di effettivi addestrato alle tecniche più moderne di aggressione ibrida aperta”, è un attimo. Ma non tutto è perduto.
Basta pochissimo per ri-ribaltare la guerra: l’Ue deve solo scucire a Kiev “cento miliardi l’anno per la gestione militare e civile”.
Che sarà mai.
“Una decina spetterebbero all’Italia”, che però “esita”, mentre “Germania, nordici e Polonia sono i più lucidi”.
Poi serve “limitare l’uscita delle petroliere russe dal Baltico”, tipo bombardandole.
E il gioco è fatto: che ci vuole? Resta da capire cosa sia cambiato tra il gaio ottimismo e il cupo pessimismo fubiniano. Dev’essere stato il maltempo: Corriere&C. spiegano gli ultimi tracolli ucraini con la nebbia su Pokrovsk. Una nebbia asimmetrica, selettiva, putiniana, che acceca gli ucraini, ma non i russi. Un po’ come la nebbia antisemita che domenica in Libano ha offuscato la visuale alle Idf, indotte a mitragliare i caschi blu dell’Onu – spiega Tel Aviv – “perchè li aveva identificati come sospetti a causa delle cattive condizioni meteorologiche”. Una nebbia ibrida, ecco.
Fonte: Il Fatto Quotidiano, Martedì 18 Novembre 2025

0 commenti