COS’È ORA, COME SI È RIDOTTA, COSA DEVE ESSERE, COSA PUÒ ESSERE L’EUROPA?
INTANTO, PER GLI STATI EUROPEI, LE “FORCHE CAUDINE” SONO DOVEROSE
PER LE COLPE VERGOGNOSE ACCUMULATE SU GAZA, INNANZI TUTTO
di Roberto D’Agostino

Le contraddizioni all’interno del cosiddetto occidente stanno esplodendo a un livello tale che perfino i gruppi dirigenti europei se ne stanno accorgendo e tentano un timido e tardivo riposizionamento.
Non sarà da loro, né da dall’apparato politico delle attuali forze di opposizione, che, tutti assieme, ci hanno portato alla situazione attuale, che potranno venire proposte e azioni capaci di affrontare la nuova realtà.
Chi è, per convinzione o per incapacità di lettura, all’interno di un sistema non può avere gli strumenti per fuoriuscirne, che significherebbe fare esattamente il contrario di quanto si è fatto finora. Continuare a criticare queste classi dirigenti sta diventando un esercizio inutile.
Il gorgo è oggi in Europa ed è dicendo cos’è, cosa deve essere, cosa può essere
l’Europa, con tutto quello che a cascata ne consegue, che possiamo/dobbiamo avere un ruolo. Nei momenti di massima crisi tutto accelera.
LE “FORCHE CAUDINE”
Il discorso politico in corso rischia il caos concettuale per via dei troppi e eclatanti input che la realtà ci offre.
Quando poi la realtà ci offre un personaggio come Trump è difficile rimanere lucidi.
Venezuela, Groenlandia, divisione del mondo in tre sfere di influenza imperiale (che tiene in un’unica narrazione situazioni e soggetti radicalmente diversi), la famiglia nel bosco: nel frattempo tutto si confonde, tutto passa e soprattutto passa in secondo piano quella che è stata la vera svolta che segna l’attuale fase di passaggio d’epoca: il genocidio tuttora in corso a Gaza e la mano libera dello Stato Criminale sulla Cisgiordania.
Si è pensato alla guerra ucraina come al momento chiave di questa fase, mentre la guerra ucraina è in totale continuità storica con le regole dell’imperialismo unipolare.
Ne rappresenta un momento di massima crisi, ma rimanendo all’interno di un processo che ha sempre visto la guerra come parte integrante del dominio capitalista: la differenza è che questa volta, ma non è la prima volta dalla fine del secondo conflitto mondiale, si è presentata all’interno dell’Europa invece di esercitarsi sui paesi del cosiddetto Sud del mondo.
Con tutte le sue specificità, la guerra ucraina rientra nei canoni e avrebbe potuto essere affrontata e risolta attraverso gli strumenti noti della diplomazia.
In quel caso si può parlare di aggredito e aggressore, invocando il diritto internazionale, l’inviolabilità dei confini, i valori dell’Occidente, la democrazia minacciata e quant’altro, o di guerra di autodifesa da parte della Russia.
Gaza è un’altra cosa.
Gaza è quel momento in cui davanti agli occhi del mondo è crollata ogni forma di regola giuridica e ogni forma di reticenza umana posta a difesa della speranza di un ordine internazionale, e, in definitiva, è crollato il castello di ipocrisia che aveva per decenni sostenuto la narrativa occidentale.
E non parlo di quanto da sempre succede negli USA, che negli ultimi ottant’anni hanno bombardato decine di paesi, sette nell’era Trump, violando innumerevoli volte il diritto internazionale e facendo milioni di vittime innocenti, ma che ha dovuto sempre fingere delle motivazioni etiche al proprio comportamento: difesa ed esportazione della democrazia, guerre preventive per abbattere dittatori pronti a usare armi di distruzione di massa contro il povero occidente e altre amenità simili.
Con Gaza sono crollati tutti i valori che l’Europa considerava il proprio patrimonio acquisito dopo i trenta anni di guerre civili del secolo scorso, quando i Paesi europei avevano incubato e praticato l’arte del genocidio che ha prodotto la Shoah e il genocidio dei popoli Rom e Sinti, di cui non si parla mai.
È l’Europa che non solo è clamorosamente mancata nell’operare per impedire concretamente quanto accade a Gaza, ma ha addirittura collaborato al genocidio, a cominciare dall’Italia: mentre Biden forniva le bombe, l’Italia forniva il nitrato di ammonio e i cordoni detonanti per terminare l’opera di distruzione, e nel frattempo riceveva con tutti gli onori il presidente israeliano Herzog per discutere di sicurezza, terrorismo e del rapimento degli ostaggi a Gaza.
È il crollo politico/morale del nostro Paese e dell’Europa tutta, quando invece, come scrive Cacciari “era realistico pensare che … si sarebbe convertita definitivamente a svolgere una missione di intesa, di dialogo, di pace. Che avrebbe concepito come propria impresa quella di costruire una nuova dimensione di diritto internazionale, dando quella concretezza che mai avevano prima avuto principi di diritti umani e giustizia nella relazione tra gli Stati”.
Oggi l’Europa non parla di Gaza, balbetta sul Venezuela, trema per la Groenlandia, ribalta la missione umanizzatrice che la storia le aveva spalancato davanti, incitando al riarmo come soluzione alle proprie debolezze.
È ben vero che arrivati al fondo si incomincia a scavare.
Caduto su Gaza l’ultimo argine alla barbarie, tutto diventa possibile fino alla dichiarazione di Trump di non avere bisogno di vincoli internazionali perchè gli unici vincoli sono quelli che derivano dalla sua coscienza.
Dunque è dalla ridefinizione profonda dell’Europa, della sua organizzazione, natura, finalità e missione che bisogna ricominciare.
Fino a quando non si costruiranno le condizioni perchè l’Europa, o quel nucleo di Paesi capaci di farlo, non effettueranno una radicale autocritica sulla questione di Gaza e non si presenteranno come antagonisti duri alle modalità di azione dello Stato Criminale, non ci sarà nessuna possibilità di ripristinare forme di diritto e di convivenza internazionale che alcuni irriducibili continuano ad auspicare.
Quel riconoscimento rappresenta le “forche caudine” sotto le quali i Paesi europei debbono passare e da lì apparirà tutto più facile, compreso il riconoscimento della follia che la forza dell’Europa nel mondo passi e si costruisca sul riarmo e non sulla dimostrazione che qui è possibile un esercitare una democrazia fondata sull’eguaglianza all’interno e diritti umani fondati sulla giustizia nel mondo.
Fonte: contributo originale di Roberto D’Agostino, lunedì 19 gennaio 2026

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