Gen 15, 2026 | Articoli, In evidenza

ATTIVISTA IRANIANA: “HO DIFESO LE DONNE DI TEHERAN, MA ADESSO MI SCHIERO CON IL MIO PAESE AGGREDITO. LE PROTESTE? STRUMENTALIZZATE DA CHI CI BOMBARDA”

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«Adesso basta. Di fronte a quanto sta accadendo a Teheran oggi mi schiero in difesa del mio paese, che è aggredito dagli Usa e da Israele. Difendo l’Iran, anche se fino a ieri sono stata in prima fila nel contestare il regime degli ayatollah». A parlare in modo così esplicito è la dottoressa Minoo Mirshahvalad, sociologa, laureata sia in Iran che in Italia. Nel 2022 era stata portavoce del movimento iraniano dei diritti civili, in particolare quelli delle donne. Ora, di fronte alle manipolazioni dei media occidentali, protesta: «La Tv mostra solo immagini di repertorio, che non c’entrano nulla con l’attuale rivolta. Dall’Iran non arrivano filmati, anche a causa dell’oscuramento di Internet. Quelli che vediamo non si riferiscono ai fatti odierni, quindi il loro utilizzo è totalmente inappropriato».

Pur non apprezzando per nulla il potere teocratico dei mullah, Minoo Mirshahvalad punta il dito contro la martellante propaganda anti-iraniana: «Ci sono canali in lingua persiana interamente finanziati da Israele e dall’Arabia Saudita per fare il lavaggio del cervello agli iraniani. I manipolatori stranieri strumentalizzano le genuine proteste di Teheran, tentando di darvi una colorazione filo-sionista». Ricordando in modo pretestuoso che Ciro il Grande liberò gli ebrei dalla “cattività babilonese”, gli agenti stranieri «tentano di convincere gli iraniani che la storia si ripete, quindi la soluzione starebbe nell’abbattimento del governo dell’Iran per instaurare una nuova stagione di amicizia con Israele». Precisa Mirshahvalad: «Io ho abbandonato la lotta del 2022 proprio perché la protesta, a lungo andare, è stata infiltrata dai sionisti per ragioni che nulla hanno a che vedere con il benessere degli iraniani».

La giovane sociologa laureatasi a Torino condanna l’embargo occidentale, che ha esasperato la crisi sociale nel suo paese. «Lungi dal mettere in difficoltà il governo, le sanzioni hanno creato una sorta di mafia petrolifera. Non hanno isolato l’Iran, l’hanno solo indotto a cambiare i suoi partner: non più l’Europa, ma la Cina e la Russia». A soffrire semmai è la popolazione, che ormai «ha visto ridursi persino il proprio accesso ai farmaci». E il rigore imposto dall’Occidente punisce soprattutto le donne iraniane, che sono altamente istruite. «Nel 2018, quando Trump ruppe l’accordo di cooperazione col nostro paese, l’Iran perse 826.000 posti di lavoro. A essere licenziate sono state soprattutto le donne. Oggi il tasso di occupazione femminile in Iran è al 13%, il più basso di tutto il Medio Oriente».

Minoo Mirshahvalad rivendica con orgoglio le manifestazioni del 2022, che hanno portato alla sostanziale abolizione dell’obbligo, per le donne, di indossare il velo, «che era il simbolo di secoli di sottomissione patriarcale». Ma non è certo con la guerra e con le sanzioni, dice la sociologa, che si può uscire dal tunnel: «Ogni volta che le potenze straniere minacciano l’Iran, noi sotto le bombe non riusciamo più a parlare di diritti. Così ci tocca ripartire da zero: tutte le nostre conquiste vengono cancellate, perché quando ti trovi sotto la minaccia dei missili devi pensare solo a sopravvivere, non certo ai tuoi diritti». Il sostegno dell’Europa ai manifestanti iraniani? «Ipocrita: viene dai paesi che ci hanno messo in crisi. Se davvero volesse aiutarci, l’Europa dovrebbe riattivare la diplomazia e riaprire i commerci con l’Iran. Allora staremmo meglio e riusciremmo anche a riformare il regime».

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