di Domenico Gallo

Di fronte ai bombardamenti, al rapimento di un capo si Stato (e di sua moglie) e alla prepotente rivendicazione di Trump di mettere le mani sul petrolio del Venezuela, abbiamo ascoltato solo un pigolio dai vertici dell’Unione europea e un sostegno imbarazzato della Meloni, che non ha potuto contraddire l’amico americano.
Giornalisti vivaci che, a ogni piè sospinto, quando si discuteva della guerra in Ucraina, ci ricordavano che “c’è un aggredito e un aggressore” per tacitare ogni voce critica verso i sostenitori della Santa Alleanza contro la Russia, hanno cancellato questa formula rituale del loro lessico: che nessuno parli di aggrediti e aggressori!
In effetti la Santa Alleanza dei paesi occidentali, stretti intorno al paese guida dell’Occidente, si basava sulla visione di un ordine internazionale che spingeva le nazioni democratiche a impegnarsi, anche sul piano militare, nella lotta per un “mondo fondato sulle regole”.
Il mantra del “mondo fondato sulle regole” è stato il vessillo alzato dalla Nato e dall’Unione europea, per giustificare la guerra per procura condotta contro la Russia, accusata di aver brutalmente calpestato le regole della Comunità internazionale, declinate a misura degli interessi occidentali.
In realtà, i contenuti di queste regole, che l’Occidente voleva imporre con la forza delle armi, utilizzando – sinora- il sangue degli ucraini, non erano mai stati chiariti.
Le regole variavano a seconda dei nostri interessi e dei soggetti a cui venivano rivolte.
È evidente che le regole che valevano per la Russia (paese nemico) non
valevano per Israele (paese amico), inserito di diritto nel novero delle “democrazie”, anche se si tratta di uno Stato teocratico implicato in condotte di genocidio.
Contro la Russia si sono levati moti di sdegno armato per la violazione delle regole.
La Russia è stata accusata
di violazione di tutto lo spettro del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto bellico, di una messe di crimini che sono stati persino contati (40.000).
Le Risoluzioni del Parlamento europeo che istigano l’Ucraina a combattere fino alla vittoria, sono lastricate di citazioni della Carta delle Nazioni Unite e delle Convenzioni internazionali e denunciano atrocità raccapriccianti, non dissimili da quelle compiute dai battaglioni neonazisti ucraini ai danni della popolazione russofona, sulle quali vige il silenzio più assoluto.
In questa fase il diritto internazionale è stato utilizzato come un negozio di abbigliamento giuridico per rivestire di giustificazioni ideali la scelta di alimentare il conflitto fra l’Ucraina e la Russia, invece di ricercare una soluzione pacifica, fondata sull’equilibrio degli interessi.
La Nato per bocca di Stoltenberg, la Commissione europea per bocca della sua presidente Ursula von der Leyen e dell’Alto rappresentante della politica estera, Kaja Kallas, e infine il Parlamento europeo, hanno trasformato il rispetto del diritto internazionale (nella versione del mondo fondato sulle regole) in una sorta di feticcio sul quale sacrificare la vita di centinaia di migliaia di giovani ucraini.
Quanto questa narrazione fosse falsa e ipocrita, lo dimostrano i pigolii dell’
Ue, il silenzio di tomba della Nato di fronte a un’aggressione non provocata, ingiustificata e ingiustificabile della nazione-guida dell’Occidente contro un paese sovrano.
La visione della guerra necessaria per garantire il rispetto delle regole crolla miseramente di fronte all’aggressione al Venezuela.
Questo mette in imbarazzo anche i sostenitori da sinistra della Santa Alleanza contro la Russia se il senatore Provenzano, responsabile Esteri della segreteria del PD, di fronte alla posizione della Meloni sul tema dell’aggressione Usa al Venezuela, ha dichiarato:
“Non condannare una simile violazione del diritto
internazionale mina il quadro non solo giuridico, ma persino morale del nostro sacrosanto sostegno all’Ucraina, confermando un doppio standard”.
Quello che sfugge a Provenzano è che il doppio standard è all’origine del “sacrosanto sostegno all’Ucraina”: il riferimento ai principi della Carta dell’Onu e agli altri strumenti del diritto internazionale dei diritti umani, è sempre stato un trucco, un mero alibi per nascondere una lotta di potere, uno scontro fra grandi potenze che aveva per obiettivo quello di ridimensionare il potere e il ruolo della Russia nelle relazioni internazionali.
Il doppio standard distrugge le regole del diritto che dovrebbero reggere la convivenza pacifica delle nazioni nella comunità internazionale e lascia in vita una sola regola: la legge del più forte.
Adesso, con l’aggressione al Venezuela rivendicata come una prerogativa sovrana, Trump stesso ha stracciato il vestito apparente del diritto che gli avevano confezionato i suoi cortigiani europei dimostrando al mondo che il re è nudo.
Fonte: “Il Fatto Quotidiano”, Giovedì 8 Gennaio 2026

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